lunedì 30 maggio 2016

Pizza fritta e babà: assaggiamo la storia di Napoli

Via Michelangelo da Caravaggio, 49/51
Tel.:081.714.83.25

Quando Enzo Coccia, il celebre pizzajuolo de La Notizia, si mette in moto per organizzare un evento, non c'è dubbio che questo sarà originale, interessante ed, ovviamente, orientato alla celebrazione del buono.

enzo coccia cucinapop

Pizza fritta e babà: assaggiamo la storia di Napoli non ha fatto eccezione!


Sin dall'invito si è compreso che i due assi della pizza, lo stesso Enzo ed Eduardo Ore, avrebbero "giocato" con quattro re della pasticceria, Sal De Riso, Ciro Scarpato, Salvatore Capparelli e Francesco Guida, per offrire il contesto ideale al prof. Fabrizio Mangoni per regalarci una piccola, intensa lezione sulla storia di due delle più amate produzioni della cucina partenopea.

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La location è 'O sfizio d''a Notizia; ad introdurre e moderare gli interventi è Laura Gambacorta, giornalista e co-ideatrice dell'evento.


Si parte con le pizze fritte, un cibo di strada nato ed affermatosi a Napoli nel primissimo dopoguerra; economica, facile da preparare, vuota o ripiena di ricotta e salumi, la pizza fritta diventa cibo per tutti, conquistando anche le classi più alte (proprio 'O sfizio d''a Notizia, proponendo l'abbinamento alle nobili bollicine italiane e francesi, ne è l'ultimo esempio in ordine di tempo).


Eduardo Ore ci accompagna nella dissertazione del professore Mangoni con la classica cicoli e ricotta, con una montanara condita con pomodoro del piennolo, friggitelli del vesuvio, pecorino e pepe e con una fritta ripiena di scarola, baccalà, capperi, olive, uva passa e pinoli.


Non può mancare 'o murzillo, una 'mpustarella ancora più piccina, stavolta ripiena di mortadella e pesto di pistacchi.


I babà realizzati dai maestri pasticcieri, sono la viva ( e gustosa) rappresentazione delle tappe che hanno portato un dolce del '700 a diventare una delle icone della città di Napoli.


Il primissimo babà nato in Lorena su idea dell'ex re polacco Stanislao Leszczyński stenteremmo a riconoscerlo: secco, con uvetta di Corinto e di Smirne, aromatizzato allo zafferano ( il cui profumo di oriente ispirò al suo inventore il nome del nuovo dolce: Alì Babà).
Francesco Guida, dell'Antica osteria Nonna Rosa di Vico Equense), ha l'onere e l'onore di cimentarsi con la versione primordiale.


A Parigi il babà si inzuppò nel ruhm e divenne morbido. Inoltre, a metà '800, rinnovò il suo look presentandosi in una nuova versione: il savarin.
Sal De Riso, da Minori, propone un savarin con i profumi della costiera: adagiato su una salsa all'arancia e guarnito con cremoso all'arancia e cuore di lampone.


Arrivato a Napoli con Gioacchino Murat, il nostro amato dolce usci presto dalle cucine di corte, affermandosi come un dolce dalla semplicità perfetta, abbandonando l'uvetta e i canditi tipici dei pani arricchiti del '700. 
La versione napoletana classica non poteva che essere interpretata da Salvatore Capparelli, della omonima pasticceria di via Tribunali.


Ciro Scarpato, infine, presenta un babà classico ma bagnato al bergamotto, da un'idea dello stesso prof. Mangoni; il dolce assume un sapore diverso, agrumato eppure perfetto, coerente probabilmente con gli odori che piacevano al suo inventore.


Ne è uscita una gran bella serata...quell'Enzo Coccia è davvero un vulcano di idee!